Con la zona bianca il gioco d’azzardo deve riaprire

Con i tempi che corrono, con la curva epidemiologica che non cala, con il numero delle vittime da Coronavirus che continua ad essere importante, con le sale di rianimazione che in alcuni territori cominciano già a dare segni di “stanchezza”, istituire una cosiddetta “zona bianca” sembra quasi una presa in giro per quelle imprese che vi vogliono sperare. Il risultato che farebbe arrivare a tale chimera è il numero di 50 persone su 100 mila coinvolti nel Covid e sinceramente oggi appare piuttosto lontano da qualsiasi realistico obbiettivo però… sperare è una delle poche cose che ancora è consentito fare. Quindi, obbligatorio per le imprese di gioco e per la migliore guida per conoscere i casino online, vedere il bicchiere mezzo pieno ed organizzarsi per una possibile apertura delle sue attività, seppur sempre con il conformarsi ai protocolli di sicurezza per la tutela della salute: ed il mondo dei giochi non può permettersi di non avere tale obbiettivo ben chiaro e forte e deve continuare a prepararsi a questo “avvenimento”.

Per raggiungerlo deve rivolgere tutte le sue forze economiche e personali cercando di preparare per la sua utenza un nuovo gioco sicuro, divertente, organizzato, protetto. Nel frattempo, però, continuano le ristrettezze normative per le attività economiche sociali e commerciali, la riconferma (e non avevamo dubbi) della chiusura delle attività di intrattenimento e di gioco e viene “consegnata a tali ultime aziende solo la speranza della zona bianca” che onestamente appare difficile da raggiungere. In ogni caso, oggi l’unica certezza è un’ulteriore chiusura almeno sino a febbraio, il proseguimento dello stato di emergenza sino al 30 aprile prossimo, termine entro il quale potranno essere adottate o confermate tutte le misure di prevenzione al contagio del virus in virtù dei decreti dell’anno scorso, come richiesto espressamente dal Premier Conte e dal Ministro della Salute Roberto Speranza: termina così la speranza della riapertura che doveva avvenire il 16 gennaio nella quale anche il gioco aveva in parte creduto.

Senza dubbio, anche per far digerire alle imprese questa ulteriore stretta, si istituisce la “zona bianca” nella quale tutta l’industria italica deve riporre la speranza ed unica possibilità per ritornare ad avere un commercio “come prima della pandemìa”, un ritorno alla normale quotidianità, la speranza di riuscire ad avere entrate aziendali almeno per sostenere le spese relative alla conduzione delle stesse imprese. E ciò perché i ristori messi a disposizione dal Governo centrale per le aziende che ne hanno diritto quando sono arrivati si sono dimostrati ampiamente insufficienti, come è stato dimostrato dalle varie categorie che per sopravvivere hanno dovuto in parte “sostenersi da sé”. Solo che, dopo quasi un anno, le poche risorse residue si sono esaurite, cosa che non consentirà purtroppo a tanti imprenditori di proseguire nel loro cammino commerciale e li costringeranno a licenziare i propri dipendenti.

Inevitabilmente ciò accadrà appena terminato il blocco dei licenziamenti messo in atto con uno dei vari Dpcm e cosa che creerà una problematica occupazionale senza limiti e, purtroppo, al momento senza una soluzione realisticamente applicabile. Inoltre, la crisi di Governo mette “altra carne al fuoco della quale si faceva senz’altro a meno” in un momento così difficile e senza usare una frase anche abusata in questa situazione, ma che purtroppo è realistica. Qui ci si sente di aprire una breve parentesi su una specie di “battibecco volante” relativo ai ristori intervenuto tra il Premier e l’associazione del gioco Emi Rebus che ha voluto sottoporre a Conte quanto gli stessi non siano sufficienti e che quando si riesce ad usufruirne non riescono neppure a coprire le spese di un solo mese e non dei sei mesi di chiusura imposti al gioco. Ma il Premier Conte sembra che si sia arroccato su di una risposta tipo “I ristori però sono arrivati anche se pochi” e questo ha chiuso questo brevissimo discorso strappato ad uno scambio di battute tra la stampa ed il Premier per la crisi di Governo.

Premier che però, nonostante la situazione nella quale è intervenuto questo “scambio di battute”, si è impegnato a vagliare le istanze depositate in questi giorni sia dall’associazione Emi Rebus che da altre che assistono le imprese di gioco ed i casino nel mondo. Ovviamente, in virtù di questa promessa del Presidente del Consiglio il settore ludico si aspetta almeno una data di convocazione, ma senza dubbio oggi risulta tutto più complicato dalla crisi di Governo che mette fermento ed incertezza. Ma per tornare alla già famigerata “zona bianca” il raggiungere uno scenario di rischio “basso” ed una incidenza dei contagi per tre settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100 mila abitanti significa non avere l’applicazione di alcuna misura restrittiva previsti dai decreti del Presidente del Consiglio per le varie aree colorate di giallo, arancione o rosso: quindi, in quella “zona bianca” le attività si svolgono normalmente, ma secondo specifici protocolli, anche se nella stessa zona possono essere adottate misure restrittive per determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista rischio epidemiologico.

Il tragico è che ad oggi assolutamente nessuna Regione sembra avere i parametri adatti per rientrare in “zona bianca”, che resta comunque un miraggio prezioso a cui special modo le attività di gioco si sentono “costrette” a guardare sentendosi anche forti di quei protocolli sanitari ancora più stringenti di quelli già attuati, cercando di farsi trovare pronte in caso di una possibile riapertura. Ovviamente, inutile fare riferimento alla possibile crisi di Governo per porre ancora più in bilico le eventuali misure o decisioni che il Premier Conte vorrà prendere nei confronti del gioco pubblico: oggi le sue priorità sembrano diverse da quelle della valutazione delle esigenze del mondo dei giochi. Se non ci ha pensato durante tutto il 2020 e dopo i due lockdown cui ha sottoposto tutte le attività ludiche, senza dubbio questo non appare proprio il momento adatto per il Presidente del Consiglio di esaminare il “suo gioco pubblico”: anche se avrebbe dovuto farlo già da tempo e, purtroppo, ha sempre girato la testa dall’altra parte, figuriamoci ora.