Month: febbraio 2021

La politica deve prendere chiare posizioni sul gioco d’azzardo

Non vi è ombra di dubbio che i lavoratori del mondo dei giochi siano veramente stufi di non essere considerati dalla politica, dall’attuale Esecutivo, dagli Istituti bancari: nessuno presta loro l’attenzione che si meriterebbero di avere non fosse altro per il numero importante che rappresentano e che dovrebbe avere maggiore credibilità. Non sanno più neppure cosa fare per essere ascoltati da chi, invece, “gira la testa dall’altra parte” sostenendo che tutto vada bene e che le imprese di gioco riusciranno a stare in piedi nonostante i più di 180 giorni di chiusura, nonostante i ristori attribuiti al settore ludico siano irrisori e che coprono a malapena un mese di spese sui sei-sette nei quali le attività di gioco sono state costrette a tenere le saracinesche abbassate. Infatti, non basta la documentazione che è stata fatta arrivare all’Esecutivo a mezzo delle associazioni di categoria, non bastano le manifestazioni in piazza, persino di quella “del gioco rosa” che ha fatto abbastanza parlare di sé.

E questo poiché una rappresentante dell’associazione Emi Rebus, che aveva organizzato la manifestazione stessa, è riuscita “addirittura” a raggiungere personalmente il Premier Conte davanti a Montecitorio, mentre era occupato in un fuoco di fila di domande dei giornalisti relative alla crisi di Governo, e quindi momento abbastanza teso per il Presidente del Consiglio. Il “gioco rosa” in quel frangente “delicato” è riuscito a strappargli la promessa che avrebbe valutato le esigenze del settore con relativa risposta a breve: si starà a vedere se sarà una promessa che come al solito non verrà mantenuta dal Premier, oppure addirittura “dimenticata” come spesso gli accade quando si parla di gioco pubblico e casino affidabili. E se accadesse ancora una volta questo atteggiamento di noncuranza nei confronti del gioco ci si sentirebbe autorizzati a pensare perché la politica ed il Presidente del Consiglio non prendono posizione nei confronti del settore dei giochi? Eppure questa categoria racchiude un numero imponente di lavoratori che arriva a rappresentare quasi il 3% del PIL italiano, come si fa a far finta di nulla!

Settore che a volte viene addirittura “dimenticato” quando si compongono gli elenchi delle imprese che avrebbero diritto ai ristori, a cui viene imposta la chiusura totale per ben più di 180 giorni, con addirittura tre mesi di chiusura consecutiva, discriminato perché non viene inserito nei piani di finanziamento. Infatti, le banche si rifiutano di aiutare tutte le imprese che hanno a che fare con il gioco d’azzardo, seppur quest’ultimo sia assolutamente legale e rappresenti l’offerta dei prodotti dello Stato sul territorio. Sembra che il gioco sia invisibile invece che comprendere migliaia di piccole e medie imprese ed essendo invisibile non si ascoltano neppure le sue esigenze e le sue situazioni difficili da affrontare mano a mano che il tempo passa e le chiusure delle sue attività diventano sempre più lunghe e “dolorose economicamente”. Non si riesce neppure ad avere un riscontro ed una risposta alle innumerevoli richieste di attenzione che le associazioni di categoria hanno sottoposto all’Esecutivo. Perché?

Chissà se avrà almeno una risposta “formale” un video creato da un lavoratore del mondo dei giochi nel quale sono state elencate le pesanti difficoltà che il gioco ed i suoi lavoratori stanno subendo da qualche mese, video diventato virale e proprio per questo ci si aspetta un riscontro. Altrimenti, significherebbe proprio che il settore ludico sia davvero ignorato e non considerato e questa ulteriore mancanza di rispetto sarebbe il colpo di grazia su un comparto che ha sempre sostenuto con le sue risorse alle casse dell’Erario i bilanci dello Stato ed il “fare” di tanti Esecutivi, compreso quello attuale. Si spera soltanto che questo atteggiamento politico non sia da attribuire alla “paura” dell’Esecutivo di perdere consensi politici qualora si schierasse anche velatamente a favore del gioco, compresi i casino con bonus che ti permette di ottenere giri gratis alle slot machine, visto che chi si è sempre esposto contro il settore ludico fa parte dell’attuale Esecutivo! Sarebbe indiscutibilmente il colmo e non sarebbe concepibile economicamente perché risulta evidente quanto sia difficile rinunciare alle risorse ludiche.

Inoltre, non si vorrebbe dare ascolto alle voci che auspicano sia arrivata l’occasione di chiudere definitivamente il mondo dei giochi e la sua eliminazione dall’intero territorio: a questi politici od a questo schieramento, “ci piace” ricordare che nell’anno 2019 il settore del gioco legale ha versato all’Erario 11 miliardi di euro, che non sono di certo “noccioline”, e che per il 2020, invece, si prevede un calo di ben 4 miliardi di euro, conseguenza inevitabile delle interminabili chiusure cui le attività di gioco sono state sottoposte. E ciò soltanto perché l’Esecutivo ha valutato che il rischio della loro apertura fosse medio/alto ed, ovviamente, che le stesse attività non siano essenziali: quindi, chiusura totale senza se e senza ma. E dove si andranno a prendere le entrate che provenivano dal gioco? Sempre dalla tasca degli italiani in qualche modo discutibile e controverso? Non sarebbe meglio consentire al settore ludico l’apertura e far ricominciare le sue attività a produrre risorse per l’Erario?

Così si eviterebbero futuri ed inevitabili licenziamenti ed inarrestabili chiusure di tantissime imprese: ma cosa ancor più interessante si bloccherebbe l’avanzamento sconsiderato dell’illegalità con il gioco illecito sempre più presente sul territorio. Illegalità che concorre sempre più frequentemente nel coinvolgere il sociale negli affari della criminalità organizzata che, durante i lockdown, è cresciuta in modo pericoloso e difficilmente arginabile. Se anche quest’ultima argomentazione non sollecita l’attenzione della politica e del Governo ci si sente in dovere di domandare a che gioco sta giocando l’Esecutivo, a cosa mira davvero, cosa pensa di ricavare da questa sua decisione, e sopratutto cosa ne pensano i migliaia di lavoratori del gioco che hanno sempre lavorato con coscienza provveduto a contribuire con la loro attività a rendere il gioco pubblico italiano molto considerato anche all’estero. Cosa che ha procurato, almeno sino all’emissione del provvedimento di divieto della pubblicità ai giochi, investimenti esteri cospicui nel settore ed al riconoscimento di tutto il nostro italico gioco a livello internazionale.

Con la zona bianca il gioco d’azzardo deve riaprire

Con i tempi che corrono, con la curva epidemiologica che non cala, con il numero delle vittime da Coronavirus che continua ad essere importante, con le sale di rianimazione che in alcuni territori cominciano già a dare segni di “stanchezza”, istituire una cosiddetta “zona bianca” sembra quasi una presa in giro per quelle imprese che vi vogliono sperare. Il risultato che farebbe arrivare a tale chimera è il numero di 50 persone su 100 mila coinvolti nel Covid e sinceramente oggi appare piuttosto lontano da qualsiasi realistico obbiettivo però… sperare è una delle poche cose che ancora è consentito fare. Quindi, obbligatorio per le imprese di gioco e per la migliore guida per conoscere i casino online, vedere il bicchiere mezzo pieno ed organizzarsi per una possibile apertura delle sue attività, seppur sempre con il conformarsi ai protocolli di sicurezza per la tutela della salute: ed il mondo dei giochi non può permettersi di non avere tale obbiettivo ben chiaro e forte e deve continuare a prepararsi a questo “avvenimento”.

Per raggiungerlo deve rivolgere tutte le sue forze economiche e personali cercando di preparare per la sua utenza un nuovo gioco sicuro, divertente, organizzato, protetto. Nel frattempo, però, continuano le ristrettezze normative per le attività economiche sociali e commerciali, la riconferma (e non avevamo dubbi) della chiusura delle attività di intrattenimento e di gioco e viene “consegnata a tali ultime aziende solo la speranza della zona bianca” che onestamente appare difficile da raggiungere. In ogni caso, oggi l’unica certezza è un’ulteriore chiusura almeno sino a febbraio, il proseguimento dello stato di emergenza sino al 30 aprile prossimo, termine entro il quale potranno essere adottate o confermate tutte le misure di prevenzione al contagio del virus in virtù dei decreti dell’anno scorso, come richiesto espressamente dal Premier Conte e dal Ministro della Salute Roberto Speranza: termina così la speranza della riapertura che doveva avvenire il 16 gennaio nella quale anche il gioco aveva in parte creduto.

Senza dubbio, anche per far digerire alle imprese questa ulteriore stretta, si istituisce la “zona bianca” nella quale tutta l’industria italica deve riporre la speranza ed unica possibilità per ritornare ad avere un commercio “come prima della pandemìa”, un ritorno alla normale quotidianità, la speranza di riuscire ad avere entrate aziendali almeno per sostenere le spese relative alla conduzione delle stesse imprese. E ciò perché i ristori messi a disposizione dal Governo centrale per le aziende che ne hanno diritto quando sono arrivati si sono dimostrati ampiamente insufficienti, come è stato dimostrato dalle varie categorie che per sopravvivere hanno dovuto in parte “sostenersi da sé”. Solo che, dopo quasi un anno, le poche risorse residue si sono esaurite, cosa che non consentirà purtroppo a tanti imprenditori di proseguire nel loro cammino commerciale e li costringeranno a licenziare i propri dipendenti.

Inevitabilmente ciò accadrà appena terminato il blocco dei licenziamenti messo in atto con uno dei vari Dpcm e cosa che creerà una problematica occupazionale senza limiti e, purtroppo, al momento senza una soluzione realisticamente applicabile. Inoltre, la crisi di Governo mette “altra carne al fuoco della quale si faceva senz’altro a meno” in un momento così difficile e senza usare una frase anche abusata in questa situazione, ma che purtroppo è realistica. Qui ci si sente di aprire una breve parentesi su una specie di “battibecco volante” relativo ai ristori intervenuto tra il Premier e l’associazione del gioco Emi Rebus che ha voluto sottoporre a Conte quanto gli stessi non siano sufficienti e che quando si riesce ad usufruirne non riescono neppure a coprire le spese di un solo mese e non dei sei mesi di chiusura imposti al gioco. Ma il Premier Conte sembra che si sia arroccato su di una risposta tipo “I ristori però sono arrivati anche se pochi” e questo ha chiuso questo brevissimo discorso strappato ad uno scambio di battute tra la stampa ed il Premier per la crisi di Governo.

Premier che però, nonostante la situazione nella quale è intervenuto questo “scambio di battute”, si è impegnato a vagliare le istanze depositate in questi giorni sia dall’associazione Emi Rebus che da altre che assistono le imprese di gioco ed i casino nel mondo. Ovviamente, in virtù di questa promessa del Presidente del Consiglio il settore ludico si aspetta almeno una data di convocazione, ma senza dubbio oggi risulta tutto più complicato dalla crisi di Governo che mette fermento ed incertezza. Ma per tornare alla già famigerata “zona bianca” il raggiungere uno scenario di rischio “basso” ed una incidenza dei contagi per tre settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100 mila abitanti significa non avere l’applicazione di alcuna misura restrittiva previsti dai decreti del Presidente del Consiglio per le varie aree colorate di giallo, arancione o rosso: quindi, in quella “zona bianca” le attività si svolgono normalmente, ma secondo specifici protocolli, anche se nella stessa zona possono essere adottate misure restrittive per determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista rischio epidemiologico.

Il tragico è che ad oggi assolutamente nessuna Regione sembra avere i parametri adatti per rientrare in “zona bianca”, che resta comunque un miraggio prezioso a cui special modo le attività di gioco si sentono “costrette” a guardare sentendosi anche forti di quei protocolli sanitari ancora più stringenti di quelli già attuati, cercando di farsi trovare pronte in caso di una possibile riapertura. Ovviamente, inutile fare riferimento alla possibile crisi di Governo per porre ancora più in bilico le eventuali misure o decisioni che il Premier Conte vorrà prendere nei confronti del gioco pubblico: oggi le sue priorità sembrano diverse da quelle della valutazione delle esigenze del mondo dei giochi. Se non ci ha pensato durante tutto il 2020 e dopo i due lockdown cui ha sottoposto tutte le attività ludiche, senza dubbio questo non appare proprio il momento adatto per il Presidente del Consiglio di esaminare il “suo gioco pubblico”: anche se avrebbe dovuto farlo già da tempo e, purtroppo, ha sempre girato la testa dall’altra parte, figuriamoci ora.