La politica deve prendere chiare posizioni sul gioco d’azzardo

Non vi è ombra di dubbio che i lavoratori del mondo dei giochi siano veramente stufi di non essere considerati dalla politica, dall’attuale Esecutivo, dagli Istituti bancari: nessuno presta loro l’attenzione che si meriterebbero di avere non fosse altro per il numero importante che rappresentano e che dovrebbe avere maggiore credibilità. Non sanno più neppure cosa fare per essere ascoltati da chi, invece, “gira la testa dall’altra parte” sostenendo che tutto vada bene e che le imprese di gioco riusciranno a stare in piedi nonostante i più di 180 giorni di chiusura, nonostante i ristori attribuiti al settore ludico siano irrisori e che coprono a malapena un mese di spese sui sei-sette nei quali le attività di gioco sono state costrette a tenere le saracinesche abbassate. Infatti, non basta la documentazione che è stata fatta arrivare all’Esecutivo a mezzo delle associazioni di categoria, non bastano le manifestazioni in piazza, persino di quella “del gioco rosa” che ha fatto abbastanza parlare di sé.

E questo poiché una rappresentante dell’associazione Emi Rebus, che aveva organizzato la manifestazione stessa, è riuscita “addirittura” a raggiungere personalmente il Premier Conte davanti a Montecitorio, mentre era occupato in un fuoco di fila di domande dei giornalisti relative alla crisi di Governo, e quindi momento abbastanza teso per il Presidente del Consiglio. Il “gioco rosa” in quel frangente “delicato” è riuscito a strappargli la promessa che avrebbe valutato le esigenze del settore con relativa risposta a breve: si starà a vedere se sarà una promessa che come al solito non verrà mantenuta dal Premier, oppure addirittura “dimenticata” come spesso gli accade quando si parla di gioco pubblico e casino affidabili. E se accadesse ancora una volta questo atteggiamento di noncuranza nei confronti del gioco ci si sentirebbe autorizzati a pensare perché la politica ed il Presidente del Consiglio non prendono posizione nei confronti del settore dei giochi? Eppure questa categoria racchiude un numero imponente di lavoratori che arriva a rappresentare quasi il 3% del PIL italiano, come si fa a far finta di nulla!

Settore che a volte viene addirittura “dimenticato” quando si compongono gli elenchi delle imprese che avrebbero diritto ai ristori, a cui viene imposta la chiusura totale per ben più di 180 giorni, con addirittura tre mesi di chiusura consecutiva, discriminato perché non viene inserito nei piani di finanziamento. Infatti, le banche si rifiutano di aiutare tutte le imprese che hanno a che fare con il gioco d’azzardo, seppur quest’ultimo sia assolutamente legale e rappresenti l’offerta dei prodotti dello Stato sul territorio. Sembra che il gioco sia invisibile invece che comprendere migliaia di piccole e medie imprese ed essendo invisibile non si ascoltano neppure le sue esigenze e le sue situazioni difficili da affrontare mano a mano che il tempo passa e le chiusure delle sue attività diventano sempre più lunghe e “dolorose economicamente”. Non si riesce neppure ad avere un riscontro ed una risposta alle innumerevoli richieste di attenzione che le associazioni di categoria hanno sottoposto all’Esecutivo. Perché?

Chissà se avrà almeno una risposta “formale” un video creato da un lavoratore del mondo dei giochi nel quale sono state elencate le pesanti difficoltà che il gioco ed i suoi lavoratori stanno subendo da qualche mese, video diventato virale e proprio per questo ci si aspetta un riscontro. Altrimenti, significherebbe proprio che il settore ludico sia davvero ignorato e non considerato e questa ulteriore mancanza di rispetto sarebbe il colpo di grazia su un comparto che ha sempre sostenuto con le sue risorse alle casse dell’Erario i bilanci dello Stato ed il “fare” di tanti Esecutivi, compreso quello attuale. Si spera soltanto che questo atteggiamento politico non sia da attribuire alla “paura” dell’Esecutivo di perdere consensi politici qualora si schierasse anche velatamente a favore del gioco, compresi i casino con bonus che ti permette di ottenere giri gratis alle slot machine, visto che chi si è sempre esposto contro il settore ludico fa parte dell’attuale Esecutivo! Sarebbe indiscutibilmente il colmo e non sarebbe concepibile economicamente perché risulta evidente quanto sia difficile rinunciare alle risorse ludiche.

Inoltre, non si vorrebbe dare ascolto alle voci che auspicano sia arrivata l’occasione di chiudere definitivamente il mondo dei giochi e la sua eliminazione dall’intero territorio: a questi politici od a questo schieramento, “ci piace” ricordare che nell’anno 2019 il settore del gioco legale ha versato all’Erario 11 miliardi di euro, che non sono di certo “noccioline”, e che per il 2020, invece, si prevede un calo di ben 4 miliardi di euro, conseguenza inevitabile delle interminabili chiusure cui le attività di gioco sono state sottoposte. E ciò soltanto perché l’Esecutivo ha valutato che il rischio della loro apertura fosse medio/alto ed, ovviamente, che le stesse attività non siano essenziali: quindi, chiusura totale senza se e senza ma. E dove si andranno a prendere le entrate che provenivano dal gioco? Sempre dalla tasca degli italiani in qualche modo discutibile e controverso? Non sarebbe meglio consentire al settore ludico l’apertura e far ricominciare le sue attività a produrre risorse per l’Erario?

Così si eviterebbero futuri ed inevitabili licenziamenti ed inarrestabili chiusure di tantissime imprese: ma cosa ancor più interessante si bloccherebbe l’avanzamento sconsiderato dell’illegalità con il gioco illecito sempre più presente sul territorio. Illegalità che concorre sempre più frequentemente nel coinvolgere il sociale negli affari della criminalità organizzata che, durante i lockdown, è cresciuta in modo pericoloso e difficilmente arginabile. Se anche quest’ultima argomentazione non sollecita l’attenzione della politica e del Governo ci si sente in dovere di domandare a che gioco sta giocando l’Esecutivo, a cosa mira davvero, cosa pensa di ricavare da questa sua decisione, e sopratutto cosa ne pensano i migliaia di lavoratori del gioco che hanno sempre lavorato con coscienza provveduto a contribuire con la loro attività a rendere il gioco pubblico italiano molto considerato anche all’estero. Cosa che ha procurato, almeno sino all’emissione del provvedimento di divieto della pubblicità ai giochi, investimenti esteri cospicui nel settore ed al riconoscimento di tutto il nostro italico gioco a livello internazionale.